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Fornace la storia

immagine articoloPER NON DIMENTICARE LE TRACCE DELLA MEMORIA
OLTRE LE TRACCE FISICHE DELLA FORNACE PENNA AL PISCIOTTO

Dalla notte del 26 gennaio 1924, data in cui avvenne l'incendio doloso che ha distrutto la Fornace Penna, molti altri eventi "disastrosi" hanno fatto sì che della costruzione ci sia rimasta la sola memoria di come era. Non ultimo il crollo recente della metà, per quasi tutta l'altezza, della ciminiera. Molti gli interventi di vario genere (raccolta di firme, giornalistiche, proteste, mostre, manifestazioni, incontri, proposte progettuali, scritti, film, etc.etc.) che, oltre a fare conoscere i luoghi e quello che non è ancora crollato, sono stati elementi deterrenti per l'apposizione del vincolo paesaggistico ed il riconoscimento di "esempio di Architettura Industriale di notevole pregio". Ma non sono bastati per muovere quelle coscienze di responsabili (Proprietari, Amministratori, Politici, Tutori di vincoli, etc.) che avrebbero, e potrebbero ancora oggi, potuto evitare almeno il crollo della struttura in pietra Simbolo di una intera Provincia e riferimento di un Turismo sempre più in crescita.
La necessità di non dimenticare, per un futuro non solo di memorie raccontate, impone a tutti i deterrenti, di anche la più minima facoltà di intervento reale, di non rendersi complici di uno tra i più grossi scempi perpretati nei confronti del nostro territorio.
A tale fine, e per un promemoria che potrebbe risultare utile agli addetti, mi pare opportuno ripubblicare alcune notizie, già pubbliche, tratte da scritti del Prof. Luigi Scapellato e da ricerche gentilmente offerte dal Notaio I. Emmolo di Scicli.

LA STORIA (Raccontata e scritta dal Prof. Luigi Scapellato)
L'Ing. Ignazio Emmolo, a partire del 1912 in poi, dedicò interamente l'attività alla progettazione, costruzione ed infine direzione dello stabilimento in laterizi di <<Punta Pisciotto>> ubicato in un promontorio a poca distanza dal mare.
La costruzione risale al 1912, mentre un incendio di dubbia natura, lo ha distrutto in poche ore, la notte del 26 gennaio 1924.
Sono rimasti, in discreto stato, alcuni vani destinati a magazzini, uffici, alloggi operai. Questi vani si sono salvati dalle fiamme perché staccati dallo stabilimento. Fra le due costruzioni è interposto ampio piazzale esteso circa mq. 6000, mentre a sud dello stabilimento si estende altro spiazzo esteso circa 10.000 mq disponibile per ricevere edifici integrativi ai manufatti esistenti.
Lo stabilimento vero e proprio è lungo ml.86. Nella sua parte est, larga ml. 32 e lunga ml. 54 trovano posto la fornace e dello spazio per deposito materiale. La parte ovest, della lunghezza di ml. 32 e larghezza ml. 25 era destinata al macchinario.
La sala macchine ospitava n. 2 polverizzatori a martello; la impastatrice ed eliche grandi rifornita da elevatori a tazze; n. 2 laminatoi con filiere per produzione gallette, laterizi forati e tegole curve o <<coppi>>; n. 1 pressa a revolver per la produzione tegole alla marsigliese; n. 1 pressa per le produzione tegole colmi per le precedenti.
Esisteva piccolo vano per la fabbricazione di stampi, tegole marsigliesi e rulli scorrimento per i carrelli delle filiere.
L'impianto era azionato da unico motore a gas povero della potenza di HP 80. Completavano l'impianto un elevatore a planches, un montacarichi, un nastro trasbordatore della lunghezza) di circa ml. 75; vagoncini a Decoville ecc.
Trovavano occupazione un centinaio di operai, in massima parte giovanotti dai 16 ai 18 anni.
Gli operai specializzati occorrenti, erano meccanico addetto al motore e fornaciaio, oltre a due loro aiuto. Il meccanico Sig. Pernigotto, fu reperito a Monza, mentre il fornaciaio provenne da Milano. Gli aiuti erano, per il meccanico il Sig. Spadaro Carmelo e per la fornace il Sig. Micieli, mentre i lavori di falegnameria vennero, eseguiti dal Sig. Migliorino Giovanni.
La fornace era del tipo Hoffmann. Si componeva di n. 16 camere disposte ad anello lunghe ml. 5,00 ciascuna, larghe ml. 3,50 ed alte ml. 2,80. Ogni camera era capace di contenere 10.000 pezzi. Veniva alimentata dall'alto con combustibili fiacchi. Il tiraggio forzato veniva esercitatao da ciminiera alta ml. 41,00. La cava d'argilla distava circa ml. 200 dallo stabilimento. Il giacimento era alquanto esteso da considerarsi, praticamente, inesauribile. Unico inconveniente: l'argilla era sottostante un cappellaccio di roccia arenaria di spessore vario e crescente. L'acqua per l'impasto dell'argilla proveniva da pozzo cavato presso lo stesso stabilimento. L'acqua per alimentazione proveniva da sorgentuola presso la cava.
Lo stabilimento è allacciato alla rete provinciale a mezzo strada lunga Km. 1. Lo scalo ferroviario più vicino è quello di Sampieri che si può raggiungere con una percorrenze stradale di Km. 4 circa, mentre la distanza in linea d'aria tra fornace e stazione è di circa Km. 2.
All'epoca si producevano 10.000 pezzi al giorno circa fra mattoni pieni, forati, tegole curve e tegole alla marsigliese.
Il materiale prodotto conteneva molta acqua quindi occorreva essiccarlo prima di immetterlo nella fornace. Questo processo avveniva in appositi essiccatori impiantati nel piazzale sud per quanto concerne i mattoni pieni e quelli forati mentre il materiale più delicato, tegole curve e marsigliesi subivano il processo di essiccazione in locale coperto e dalla ventilazione regolabile. Questo locale era sito nell'interno dello stabilimento, nei piani superiori.
I materiali prodotti venivano esportati sia a mezzo ferrovia, sia a mezzo carri agricoli e sia infine a mezzo natanti. Il mare sotto costa presenta fondali di m. 5 che crescono rapidamente man mano che ci si allontana dalla costa. Moltissimi laterizi sono stati caricati su quello specchio di mare su velieri ed esportati nelle isole di Malta e nella città di Tripoli.

LA PROPRIETA' (Da ricerche del Notaio Ignazio Emmolo)
Le terre in Scicli, Contrada Pisciotto di Ciarciolo, costituenti la cava di argilla, i piazzalini attorno alla cava, l'area di impianto del diruto stabilimento di laterizi, oggi distante nel N.C.T. del Comune di Scicli al foglio 135, particella 63 di ha. 0.70.30 e particella 65 di ha. 1.92.30, appartenevano al Barone Guglielmo Penna del fu Cav. Ottaviano, il quale, con atto del notaio Francesco Paolo Conforto di Scicli del 7 marzo 1930, reg. al n. 488, donò indivisamente ai due figli Baronello Francesco Penna e Cav. Tommaso Penna, in parti uguali, le dette terre ed "ogni suo diritto e pertinenza sul detto diruto stabilimento ed accessori ed annessi dello stabilimento medesimo".
Lo stabilimento apparteneva alla società "Barone Guglielmo Penna e Ci." Di Scicli, che lo aveva realizzato e che lo aveva gestito nei primi anni di funzionamento.
Di tale società faceva parte oltre al Barone Guglielmo Penna, anche l'Ing. Ignazio Emmolo.
La quota di detti immobili già spettante a Tommaso Penna, pervenne al figlio Penna Guglielmo, il quale è deceduto a Roma il 27 novembre 1969, disponendo con testamento olografo della metà (pari a 30/60) dei suddetti immobili a favore de figlio Penna Francesco.
La quota degli stessi immobili già spettante a Francesco Penna, pervenne alle sue figlie Penna Carolina, Penna Gerolama, Penna Ottaviana, Penna Guglielmina e Penna Gaetana per 6/60 ciascuna.
Penna Ottaviana è deceduta a Caltagirone il 2 dicembre 1986 e suoi eredi legittimi sono stati Buscemi Maria Concetta, per 2/60, Buscemi Maria Cristina per 2/60, Buscemi per 1/60 e Buscemi Giuseppe per 1/60.
Penna Guglielmina è deceduta il 7 gennaio 1988 e suo unico erede è stato Gravina Penna Francesco per 6/60.
Penna Gaetana è deceduta a Milano il 27 giugno 1988 e suoi eredi legittimi sono stati Gravina Penna Francesco per 3/60 e Gravina Michele per 3/60; Gravina Michele è deceduto a Caltagirone il 18 marzo 1990 e sua erede testamentaria è stata Bartoli Gaetana per 3/60.
Penna Gerolama è deceduta a Scicli il 16 novembre 1991 e suoi eredi legittimi sono stati Mormino Raffaella Maria per 1/60, Mormino Giovanni per 1/60, Mormino Mario Emanuele per 1/60, Mormino Antonio per 1/60, Mormino Penna Francesco oggi i suoi figli ed eredi Mormino Alessandra per 1/120 e Mormino Emanuele per 1/120.
Penna Carolina è deceduta a Palermo il 15 agosto 1994 e suoi eredi legittimi sono stati Mormino Alessandra per 3/60 e Mormino Emanuele per 3/60.
Con atto del Notaio Francesco Favi di Scicli in data 18 ottobre 1955, reg. al n. 450 Penna Guglielmo del Barone Tommaso, Penna Raimondo di Bartolomeo, Penna Gerolama, Penna Carolina e Penna Guglielmina del Barone Penna Francesco ed Emmolo Guglielmo, Emmolo Francesco ed Emmolo Emilio del fu Ignazio e Penna Mariannina di Bartolomeo conferirono procura speciale al Dott. Alberto Vacirca di Noto per espletare "tutte le pratiche necessarie per ottenere tutte le agevolazioni fiscali e di qualunque altra natura relative all'impianto per la produzione di laterizi e di altri eventuali prodotti prefabbricati per l'edilizia in Contrada Pisciotto, in territorio di Scicli e per la costruzione, fra gli stessi comparenti ed altri, di una società a responsabilità limitata per la produzione e vendita di laterizi ed altri eventuali materiali per l'edilizia".
Con atto del notaio Cartia di Scicli del 12 febbraio 1963 fu costituita fra i signori Barone Guglielmo Penna, ing. Galvano Mario e Raffaele Tomai la società per azioni "Industria Laterizi Mediterranea", con sede in Scicli, iscritta al n. 420, registro società, con capitale sociale di L. 1.000.000.
Il Collegio Sindacale della società era composto dai signori Vacirca Alberto, Emmolo Francesco e Duco Salvatore.
La società è stata sciolta con delibera dell'assemblea straordinaria annotata nel registro società presso la Cancelleria del Tribunale di Modica in data 12 luglio 1965.

Sperando di aver fatto cosa gradita, non solo agli studenti universitari che utilizzano la storia, i luoghi ed i ruderi dello stabilimento della Fornace Penna per alcune materie di esami o per la redazione di tesi di laurea di cui ne esistono già diverse e di grande interesse, ma anche a tutti coloro che non amano dimenticare e che ancora sperano in un recupero delle "tracce della memoria oltre le tracce fisiche della Fornace Penna al Pisciotto e dell'ambiente che lo circonda".
Arch. Salvo Di Maria di Sampieri

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spero vivamnete che un bene culturale di tal genere non venga dimenticato e che possa essere riqualificato, diventando un luogo di fruizione turistica nel rispetto sempre della sua tutela

l'Italia, tutta dal nord al sud, un bellissimo paese, ma ha la memoria corta, e la prima causa sono i politici che una volta seduti SE NE FREGANO,

be,che dire...ho trascorso tutte le mie estati riguardanti la mia adolescenza,in questa stupenda perla del mediterraneo,capace di regalarmi quantita' enormi di emozioni',sparse in ogni piccolo angolo,in ogni piccolo vicolo,lasciando cosi' al mio cuore straordinari ricordi,capaci di farmi lacrimare,ancora oggi...

E' una vergogna! Tanta gente nata in questo splendido posto meriterebbe di vivere in una fogna per il solo fatto di non proteggere certe bellezze!!E' uno degli angoli pi suggestivi e magici della terra in cui la natura si manifestata in tutta la sua potenza...politici vigliacchi e meschini vi auguro di pagarle tutte le vostre colpe e indifferenze!

bellissimo e incantevole paesaggio purtroppo dimenticato da tutti i politici di tutti gli schieramenti i quali si ricordano di questa zona solo nel momento dele elezioni non quando bisognerebbe pulire ed ampliare le stade di collegamento a questo spendido paesaggio io ho lasciato il cuore a baia samuele

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